- Nessuno si aspettava che sarebbe stato facile, ma probabilmente nemmeno così difficile. Di certo la nuova formula del campionato, ridotto a 10 squadre e con una coda di scontri diretti ad alto contenuto agonistico, non ha particolarmente aiutato una squadra partita completamente da zero come il Parma. Se l’obiettivo era supportare il nuovo professionismo, aver perso una delle società che, nella seconda metà di classifica, ha investito di più proprio nel professionismo porta a pensare che chi gestisce il calcio femminile italiano sia stato poco lungimirante.
- Lasciando da parte la competenza degli organi federali nel tenere il calcio femminile italiano al passo delle controparti europee, non si può però negare che il Parma ci abbia messo molto del suo per mancare l’obiettivo minimo che si era prefisso. Anche se la volontà del presidente Krause di supportare il calcio femminile non si è fermata alle buone intenzioni, dal Tardini agli investimenti e alle infrastrutture, è difficile arrivare ultimi senza aver commesso errori, tanto più dietro a società molto più in difficoltà dal punto di vista economico.
- Come già scritto altrove, però, l’impegno delle giocatrici non è in discussione, così come il loro attaccamento alla causa. Gli errori sul campo fanno parte del gioco, ma in nessun momento la squadra ha mostrato veri segnali di resa, nemmeno nelle partite più impervie e neppure in quegli ultimi minuti in cui il destino sembrava già segnato. D’altra parte anche le migliori giocatrici hanno bisogno di essere messe nelle condizioni di poter rendere al meglio e, considerando il valore complessivo della rosa, forse qualcosa non ha funzionato a livello sia di guida tecnica che sportiva.
- È per esempio risultata difficile da capire la scelta di affrontare un campionato del genere con poche centrocampiste e pochissime centrali di difesa. A mercato ancora aperto in agosto, si è infatti deciso di non intervenire per ovviare alle lunghe assenze di Errico, Ippolito e Vaitukaitytė. Il seguente infortunio di Silvioni ha costretto quindi Bardin, Benoît e Farrelly a fare ulteriori straordinari in mezzo al campo, finché anche la giocatrice francese non si è fermata a fine anno. È quindi ancora più difficile capire il mancato intervento sul mercato invernale, visto che Árnadóttir si può considerare al massimo una centrocampista offensiva, se non proprio un’attaccante, quindi più una sostituta di Acuti che di altre centrocampiste più classiche.
- La situazione è stata ancora più complicata per quanto riguarda le centrali di difesa, con le sole Cox e Maia con vera esperienza nel ruolo (oltre a Williams che però è stata considerata solo per la fascia) e le giovani Brscic, Caiazzo e Nicolini mai prese davvero in considerazione. Heroum e Jelenčić, costrette ad adattarsi a un ruolo inedito e difficile, sono state encomiabili per impegno e applicazione ma sarebbe stato stupido aspettarsi che padroneggiassero alla perfezione tutti quegli automatismi che il ruolo di centrale richiede e che si acquisiscono solo con l’esperienza. E purtroppo a questi livelli sono spesso i dettagli a fare la differenza. Il risultato è che il Parma ha avuto fin da subito la difesa più bucata del campionato senza che si cercasse di porvi un qualche rimedio, né in estate, né a gennaio quando pure sono arrivate ottime giocatrici ma tutte per l'attacco. In più l’utilizzo di Heroum e Jelenčić fuori ruolo ha spesso impedito di impiegarle al massimo delle loro capacità e anche questo può aver inciso sul rendimento difensivo nel suo complesso.
- Oltre ai 60 gol subiti in totale, poi, va anche considerato che ben 17 sono arrivati nell’ultimo quarto d’ora di gioco e non sembra illogico pensare che anche la mancanza di forze fresche da inserire durante le gare, tra centrocampo e difesa, possa aver inciso su questo dato, al di là delle considerazioni psicologiche sulla paura di vincere ecc. Rimanendo ai dati, è evidente inoltre il supporto di Vaitukaitytė al gioco offensivo del Parma, così come quello di Ippolito seppur con minore minutaggio. Non aver integrato la rosa con giocatrici con caratteristiche simili, durante la loro lunga assenza, probabilmente non ha molto giovato.
- Detto della guida sportiva, anche la guida tecnica ha avuto i suoi problemi nel far rendere la squadra al meglio. Prima con uno stile di gioco forse troppo ambizioso e poco assimilato che invece di dare sicurezza alla squadra ha finito per lasciarla spesso in balia delle avversarie. Poi con un gioco più semplice ed efficace ma forse fin troppo poco strutturato per potercisi appoggiare nei momenti di difficoltà o di stanchezza, tanto più in seguito a continui rimescolamenti delle carte a disposizione, sia in attacco che in difesa. È sembrato quindi che il gioco poggiasse più sul talento e le giocate delle singole giocatrici che su meccanismi e automatismi consolidati, con il risultato di occupare male il campo e faticare il doppio delle avversarie per tenere insieme i reparti.
- Tutto questo ovviamente al netto delle ovvie difficoltà per un gruppo inedito di costruirsi basi di fiducia solide in un campionato sempre più complicato. Resta, però, la forte sensazione che con le risorse tecniche ed economiche a disposizione si potessero fare scelte un po' più sagge.

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